Cerved ON_ al Web Marketing Festival 2019

Cerved ON_ Marketing Services ha partecipato all’edizione 2019 di Web Marketing Festival, uno dei maggiori eventi italiani sull’innovazione digitale.

Da giovedì 20 fino a sabato 22 giugno, al Palacongressi di Rimini, il team di Cerved ON_ è stato pronto ad accogliere i visitatori al proprio stand in area expo.

Un punto di incontro e di confronto, dove i player della business line Performance di Cerved ON_ – Pro Web Consulting e PayClick – hanno presentato la propria offerta integrata, composta da SEO, CRO, Web Analytics, Performance Marketing e Data Insights, fornendo assessment e consulenza in tempo reale.

Nel pomeriggio del 20 giugno, alle 14.20 in sala “Piattaforme e Servizi”, anche uno speech il cui focus è stato la sinergia dei team e la complementarità dei servizi di Cerved ON_, attraverso il case study di Optima Italia: l’obiettivo è mostrare come una strategia di marketing guidata dai dati risulti completa, misurabile ed efficace.

Le nostre parole chiave sono quattro: dati, analytics, ricercatori e azioni. La mole di dati viene elaborata da chi sa trasformarla in analytics e poi ulteriormente affinata dai ricercatori. Il risultato è una strategia customizzata e davvero data-driven, che si traduce in azioni concrete attraverso i servizi di marketing, inclusi l’advertising digitale e l’ottimizzazione del posizionamento sui motori di ricerca, per ottenere un media-mix efficace” commenta Simone Lovati, Director della business division.

Formazione e divulgazione di contenuti sono fra i capisaldi di Cerved ON_, che ha portato al Web Marketing Festival due white paper pubblicati per l’occasione: il primo sul machine learning applicato alla content strategy in ottica SEO a cura di Pro Web e il secondo sulle potenzialità del marketing conversazionale per le campagne di lead generation.

Cerved ON_ tra i protagonisti di Cerved Next 2019

Milano, 3 giugno 2019 – Cerved ON_Marketing Services è stato a Cerved Next 2019, la kermesse italiana organizzata da Cerved in collaborazione con IAB Italia e ACMI, dedicata a data-driven economy e digital transformation. La seconda edizione si terrà il 6 giugno a Milano, presso lo spazio Megawatt.

A soli sei mesi dalla sua nascita ufficiale, Cerved ON_ ha portato all’evento tutta l’esperienza dei propri player verticali, attraverso consulenze e assessment in tempo reale in demo-area: i visitatori potranno incontrare gli esperti di PayClick, agenzia specializzata in performance marketing, Pro Web Consulting, esperta in SEO, CRO, SEA e Web Analytics, e SpazioDati con la sua expertise sugli smart data.

 

L’agenda della sezione Marketing Transformation è stata ricca di appuntamenti: si è parlato di programmatic advertising, SEO e CRO, web analytics, customer journey transformation, growth hacking, human-based marketing e molto altro.

Simone Lovati, Director di Cerved ON_, ha guidato alle 11.00 una tavola rotonda dal titolo “Cosa fare – e cosa non fare – con i dati, per dare ai clienti un’esperienza sorprendente”, insieme a SDA Bocconi e ai referenti di Brand di spicco come Leroy Merlin e Adecco.

Alle 11.45, è toccato a Luca Barsotti, co-founder di SpazioDati, che parlerà di “Machine Learning per la valutazione del full potential: casi applicativi e scenari di evoluzione”.

Alle 15.00 appuntamento con Alessandro Martin, Head of CRO di Pro Web Consulting, che ha parlato di “Strategie e tattiche di persuasione per migliorare i tassi di conversione fra marketing, design e psicologia”. Un approfondimento di neuromarketing sulle scorciatoie cerebrali, sui meccanismi di scelta e sugli impulsi irrazionali che guidano gli utenti.

Cerved ON_Marketing Services porta la sua expertise data-driven ad It’s All Banking & Insurance

Cerved ON_Marketing Services è stata protagonista il 15 maggio presso lo Starhotels Business Palace di Milano a It’s All Banking & Insurance, l’evento di Brainz focalizzato sull’innovazione nel settore banche e assicurazioni.

La business division di Cerved Group dedicata al marketing data-driven – nata lo scorso gennaio come confederazione di eccellenze verticali del settore – porta alla kermesse la propria esperienza di Marketing Solutions sulle due industry cui è dedicato l’evento, mescolando la capacità di gestione dei dati e l’expertise per utilizzarli al meglio, avvalendosi del mix di soluzioni marketing più efficace.

Oltre alla presenza nell’area espositiva, Cerved ON_ firma anche uno speech: l’intervento, dal titolo “Un approccio data-driven al marketing assicurativo B2B” sarà condotto da Manuela Bravo, Head of Marketing Solutions di Cerved ON_. Il focus è stato l’importanza dell’interpretazione corretta dei dati per il mondo delle assicurazioni, che trova nel segmento B2B un target di grande rilevanza.

L’importanza dei dati per le strategie aziendali

Intervistato dalla redazione di Spremute Digitali, il Direttore di Cerved ON_ spiega il passaggio da marketing tradizionale a data-driven e il concetto di incremental gains.

  • Ciao Simone, grazie per rispondere alle mie domande. Presentati ai lettori di Spremute Digitali. Chi sei e qual è la tua specialità?

Lavoro nel Digital da quando non si chiamava Digital ma new economy, e-business, online etc… insomma da quasi 20!

Ho fatto per diverso tempo l’imprenditore, seguendo l’evoluzione del digitale in Italia e all’estero, poi sono entrato in Cerved Group dove sono stato per quasi 5 anni Direttore Prodotto e Marketing. Da gennaio di quest’anno sono alla guida di una nuova divisione dedicata ai Marketing Services: Cerved ON_ Marketing Services, appunto.

Dopo aver seguito il marketing del business, torno a seguire il business del marketing, con un obiettivo chiaro: portare Cerved ON_ ad essere il leader italiano nel data-driven marketing.

  • C’era una volta il marketing “tradizionale”… Poi è arrivato il digital marketing. Ed oggi si parla invece di “data-driven marketing”. Cosa significa e quanto sono importanti i dati per le strategie aziendali?

I big data sono il motore di crescita per le aziende. Oggi, le imprese hanno accumulato un’enorme mole di dati, li usano sì, ma non li sanno ancora maneggiare perfettamente. Saperli interpretare ci permette di conoscere il nostro potenziale cliente, capire di cosa ha bisogno e come si comporterà, prevedendo il suo intento all’acquisto. Dobbiamo lasciarci alle spalle il concetto di vanity metrics, concentrarci sulle informazioni a cui possiamo arrivare studiando i dati di cui disponiamo; il “cosa” e il “quando” di un fenomeno. Lo step successivo è, poi, chiedersi il relativo “perché”: è questo il grande passo da fare per crescere, ciò significa anche investire risorse in ricerca.

  • E l’utente oggi, è cambiato? Si parla tanto di user-experience: l’esperienza è più al centro del prodotto stesso?

L’utente è sempre più consapevole, informato e interattivo nel rapporto con i Brand: è always-on e pretende che i suoi desideri e le sue domande trovino una risposta nell’esatto istante in cui ne ha necessità. Come marketer, quindi, la nostra visione del customer journey deve cambiare. Siamo ancorati all’idea del cliente che, come una pallina del flipper, scende in linea retta dentro un “imbuto”. La realtà è molto più complessa di così, il comportamento dell’utente certamente si evolve e il marketing funnel non l’ha mai rispecchiato nel concreto.

Il focus deve puntare all’esperienza: conoscere l’utente ci permette di cucire il nostro prodotto o servizio attorno alle sue esigenze reali in uno specifico e brevissimo lasso temporale. Il valore aggiunto è proprio intercettarlo nel micro-momento in cui sappiamo che è predisposto ad ascoltarci. Questa è la sfida e torniamo all’importanza di studiare i dati, solo analizzandoli avremo queste informazioni e potremo parlare davvero di Customer Experience Optimization.

  • Un concetto che sappiamo vi sta a cuore è quello degli incremental gain: è più utile fare tanti piccoli passi ogni giorno piuttosto che un solo grande balzo isolato. È davvero così che si migliora?

È davvero così! La risultante di piccoli incrementi in ogni direzione, con un’attenzione ai particolari e alla continuità, è un netto incremento delle performance. Non è fattibile ipotizzare un salto in lungo di ottimo livello, che porti a risultati incredibili in un’unica soluzione. Considerando l’intero framework, la logica del 1% better every day porta a risultati notevolmente superiori rispetto all’ottica del “tutto e subito”. Per questo ne abbiamo fatto il nostro motto.

Data-driven Marketing: nel 2019 un cambio di prospettiva è d’obbligo

I dati al centro del marketing. Sulle prospettive future non ci sono dubbi, i big data la faranno da padrone, configurandosi come la via da seguire. Ne abbiamo parlato con la redazione di Digital4!

Oggi la problematica a cui far fronte è la gestione dei dati: le aziende, infatti, ne hanno accumulata una grande mole, ma disomogenea.

Nella maggior parte dei casi i dati sono raccolti in silos differenti e non connessi tra loro: la sfida è quella di metterli insieme e ottenere, attraverso algoritmi, degli insights utili e applicabili. Qui si intersecano intelligenza artificiale e machine learning, ma cresce anche la ricerca e il lavoro degli analisti: maneggiare dati significa, per forza di cose, dover cercare le risposte alle domande che ci porranno, chiederci il ‘perché’ dei fenomeni. La consapevolezza delle aziende italiane, oggi, è quella di muovere solo i primi passi di un lungo journey. Nei prossimi anni la gestione dei dati diventerà sempre più complessa, anche da un non trascurabile punto di vista normativo, ecco perché è necessario adottare una prospettiva differente per stare al passo con l’evoluzione del marketing.

L’utente e il funnel: un percorso emozionale

L’interpretazione dei dati è fondamentale per conoscere il nostro potenziale cliente. Intercettare i suoi bisogni e proporgli un’offerta personalizzata permette di vincere la sfida del marketing moderno. Anche in questo senso è necessario un cambio di prospettiva: smettere di guardare all’utente come la pallina di un flipper che segue il tracciato ad imbuto del marketing funnel, è il primo passo. I compratori, nella realtà, non seguono un percorso lineare e diviso in blocchi.

Complice del superamento della semplificazione teorica è il cambiamento dell’utente stesso: a partire dalla fruizione in mobilità, all’essere sempre più consapevoli e always-on, il consumatore diventa un soggetto complesso, che non è semplice incasellare in una macrostruttura preconfezionata o in un’astratta buyer persona. Gli utenti con i quali ci confrontiamo seguono l’impulso all’acquisto lungo un percorso irrazionale, i cui passi sono deducibili solo attraverso l’analisi dei dati che avremo raccolto. Questi insight preziosi possono essere utili per attuare persino strategie di tipo predittivo.

Gli incremental gain: migliora dell’1% ogni giorno

Il giusto approccio per puntare alla crescita è concentrarsi su piccoli incrementi, ma costanti, con un’attenzione ad ogni dettaglio. I marginal gains, già noti nel mondo sportivo, la cui logica è quella del 1% better every day, permettono un miglioramento complessivo e continuativo. Da abbandonare, invece, l’idea di un lungo salto in avanti che faccia registrare un solo grande progresso immediato.

Ne ha fatto una vera filosofia, ad esempio, Sir Dave Brailsford, allenatore britannico che ha applicato la teoria dei marginal gains a ogni aspetto dell’allenamento e della strumentazione del suo team di ciclismo. Migliorare dell’1% ogni singolo elemento – da una sella più aerodinamica a un telaio più leggero, fino all’uso di divise di materiali più tecnici e un’igiene scrupolosa degli atleti – garantirebbe un notevole gain a livello di performance complessiva, anche se presi singolarmente questi cambiamenti possono sembrare irrisori.

Uomini e AI: il legame a due vie con le macchine

Stiamo assistendo alla fusione fra l’intelligenza umana e quella artificiale, entrambe possono trarre importanti benefici l’una dalle potenzialità dell’altra. Nonostante sappiamo si prospetti già la necessità di una regolamentazione per arginare possibili effetti oscuri, l’infinita capacità di calcolo delle macchine si unisce all’impareggiabile capacità di interpretazione umana.

Dal canto nostro riponiamo piena fiducia nelle macchine e nei motori di ricerca, forse anche più di quella che concediamo ai nostri peer umani. Chiediamo a Google qualsiasi cosa in ogni situazione della nostra quotidianità: Big G è in grado di sapere in ogni momento dove siamo e cosa stiamo facendo. Uno studio del 2015 dell’Università di Cambridge & Stanford ha evidenziato come Facebook ci conosca più delle persone a noi vicine: l’analisi dei like, quindi la grande mole di big data accumulata, permette al social network di tracciare un profilo accurato dei propri utenti. Il risultato? L’algoritmo di Zuckerberg ci conoscerebbe molto meglio di qualsiasi nostro caro, genitori, partner e amici compresi.

I dati, motore di crescita per le imprese

I dati si moltiplicano. Ce ne sono sempre di più e possono essere il principale motore di crescita per le imprese. A patto però che vengano usati correttamente e secondo una visione strategica chiara. Ne abbiamo parlato con il Direttore di Fortune Italia!

“I dati stanno diventando sempre di più un motore di crescita per le imprese, grazie alla digital transformation che ha consentito di scaricare a terra il valore del dato”, premette Simone Lovati di Cerved ON_, per poi contestualizzare la sua affermazione: “ci troviamo in un mercato in cui la vendita del dato avviene in un contesto in cui c’è un overload informativo ma è indubbio che per vendere qualcosa alle persone bisogna conoscerle e capire cosa vogliono”. Prima, racconta, “c’era poco contatto con i clienti e per un’impresa era sufficiente rendersi visibile per farsi scegliere”. Oggi, invece, “la vera sfida è quella di conoscere le persone per prevedere cosa faranno. E grazie alle tecnologie digitali questo avviene in tempo reale”. Quindi, sulla base dei dati, “le imprese devono capire come colpire l’attenzione e soddisfare le esigenze di un particolare momento, perché le uniche cose che siamo in grado di vedere sono le cose che ci servono realmente”.

Ma non basta avere accesso ai dati. Serve un’organizzazione che sia in grado di sfruttarne il potenziale. Le imprese, spiega Lovati, “devono mettere insieme tutti i dati, quelli che hanno in casa e quelli che comprano, in un unico database. Su questo vanno fatte analisi, per questo serve la parte algoritmica. Per capire che fenomeni ci sono, cosa avviene e dove può nascere l’interesse per i propri clienti. Più dati hai e più hai necessità di parlare con il cliente”. In sostanza, le imprese “devono fare ancora più ricerca qualitativa”.

Per altro, l’evoluzione tecnologica impone un continuo aggiornamento. “L’intelligenza artificiale sta subendo un’accelerazione impressionante e l’intelligenza umana, grazie all’A.I, è aumentata, riesce a fare di più”, evidenzia il direttore di Cerved On. Il processo però, aggiunge, “è talmente veloce che può diventare spaventoso, con il rischio di perderne il controllo”. Lovati parla di “un rischio concreto: in alcuni ambiti soprattutto, la macchina può essere fuori controllo perché non la capisci. Bisogna darsi delle regole per evitare un utilizzo distorto. Si dovrebbe affrontare il tema anche a livello governativo e non solo tecnico. Alcuni paesi lo stanno facendo, a partire dalla Cina, in parte gli Usa, mentre l’Europa è in ritardo”.

Un ruolo importante lo gioca la fiducia. “Nella data driven economy, che diventa, appunto, anche trust economy, la fiducia è fondamentale”, scandisce Lovati. Del resto, è così da sempre. “Le banconote sono nate sulla fiducia, ora il dato sta rimettendo il consumatore nelle condizioni di essere importante: con una serie di post può mettere in crisi la reputazione di un’azienda. La fiducia il consumatore te la deve accordare, altrimenti non vendi nulla e puoi andare in crisi. Siamo tornati alla stretta di mano tra brand e consumatore. E la Blockchain accelererà il processo”. Da questo punto di vista, anche il Gdpr, secondo Lovati, “è una straordinaria normativa: sei tu che governi i tuoi dati”.

Se gli strumenti a disposizione sono tanti, servono sempre le scelte corrette del management. “Gli scambi economici sono basati sulle informazioni. Più c’è asimmetria informativa, più hai potere. Credo che le aziende debbano investire di più ma con le idee chiare in testa. Devi avere una strategia per l’utilizzo dei dati. Indirizzare la tua strategia e lavorarci un passo alla volta”. Spesso, fa notare il direttore di Cerved On, “il management non ha chiara la visione strategica, è ancora arroccato a piazzare il prodotto. Al di là delle buone intenzioni e della comunicazione, ci sono poche aziende che mettono veramente il consumatore al centro delle proprie strategie”. Invece, conclude, “è fondamentale che ogni singola azienda abbia ben chiaro cosa significa per il proprio business mettere al centro il cliente”.

Nasce Cerved ON_: gli specialisti del dato al servizio della performance

Permettere alle aziende clienti di migliorare la performance partendo dai dati, sviluppando i propri mercati e crescendo in termini di volumi. È questa la mission di Cerved ON_, la nuova business division dedicata ai servizi di marketing che Cerved lancia sul mercato facendo leva sulla sua peculiarità: essere la più grande data-driven company italiana, capace di ottenere, gestire, elaborare e far fruttare un immenso patrimonio informativo, traendone il massimo del valore e mettendolo al servizio dei clienti con strumenti adeguati.

Questa banca dati, insieme a quella che tutte le aziende possiedono naturalmente ma di cui spesso non sono consapevoli o non sanno come sfruttare, è alla base di Cerved ON_ Marketing Services. Un brand nuovo, ma saldamente costruito su un know-how consolidato, sulla competenza di attori ben affermati nei propri ambiti, su una struttura dedicata forte di oltre 200 professionisti, 6 sedi in tutta Italia, 200 settori presidiati con analisi e report e qualcosa come 2.300 referenze e success story.

È il Marketing data-driven: i dati sono al centro, uniti alla specializzazione di player verticali diventati parte del progetto durante un percorso di acquisizioni orientato all’eccellenza, da PayClick (digital performance marketing) a SpazioDati (smart data), da Bauciweb (web monitoring) a Pro Web Consulting (SEO, CRO e Web Analytics). Una sinergia virtuosa che ha permesso di comporre un’offerta integrata unica sul mercato, in grado di coprire tutta la catena del valore end-to-end, dai dati all’azione: B2B Marketing, Performance, Market Analysis e CX Transformation.

“Pochi player possono vantare una gamma di servizi così completa erogata da soggetti tanto competenti – conferma Simone Lovati, Director di Cerved ON_Marketing Services – Le parole chiave sono quattro: dati, analytics, ricercatori e azioni”.

La base dati, del cliente e di Cerved, viene elaborata da chi sa trasformarla in analytics e score e ulteriormente affinata dall’analisi dei ricercatori, laddove gli algoritmi non bastino. Il risultato è una strategia perfettamente customizzata che si traduce in azioni concrete attraverso i servizi di marketing, inclusi l’advertising digitale e l’ottimizzazione del posizionamento sul web per un media-mix efficace.

“Il nostro è un approccio pragmatico, ispirato alla teoria dei marginal gains di Sir Dave Brailsford, Direttore della Federazione ciclistica britannica e General Manager del Team Sky di ciclismo – spiega ancora Lovati – attuare miglioramenti, anche solo dell’1%, in tutti gli aspetti in cui un business o un’attività si può scomporre, persino quelli più trascurabili. Ha avuto ragione, tra lo scetticismo generale, e gli inglesi hanno ricominciato a vincere le competizioni. Siamo certi che questo possa valere anche per i nostri clienti”.