Perché le Web Analytics sono importanti nella tua strategia

Hai confezionato il tuo sito web affidandoti ai migliori specialisti, avete studiato insieme il tuo target, i tuoi competitor, la user experience e tutte quelle nozioni che, da manuale, bisogna prendere in considerazione per mettere online la tua attività. Ora il tuo sito è raggiungibile da ogni browser nel mondo e pensi che il lavoro sia finito.

Beh,  dobbiamo darti una brutta notizia: è appena iniziato!

Avere il proprio sito in rete è uno step fondamentale per costruire una strategia digital completa attorno alla tua attività ma solo se poi i dati provenienti dal web vengono raccolti, studiati e elaborati con attenzione.

La buona notizia infatti è questa: puoi migliorare ed aggiornare tua strategia costantemente! Vediamo come e perché le Web Analytics sono importanti nella tua strategia.

Cosa puoi capire dalle Web Analytics

In generale, se il tuo sito sta performando o meno, e come gli utenti interagiscono con le sue pagine, navigando da una all’altra.
Questo vuol dire tutto o niente, se si tiene conto che ci sono tantissime metriche che possono essere considerate durante un reporting: utenti che hanno visitato il sito (numero, provenienza, fasce di età…) quali pagine sono state più viste e quali meno, il tempo di permanenza, le azioni più eseguite, gli acquisti etc.

Queste informazioni sono preziose per capire come muoversi a livello strategico o addirittura fare il set up delle tue campagne: ti stai rivolgendo alle persone giuste? Gli utenti in target riescono a trovarti? I tuoi contenuti sono interessanti?

Porsi queste domande è fondamentale per implementare la tua strategia, ma nascono solo se i dati estrapolati dalla rete vengono effettivamente elaborati e interpretati in comportamenti in maniera corretta. Sopratutto se hai attivato anche azioni di performance marketing (scopri di più su questa tematica cliccando qui).

Dall’analisi dei dati all’interpretazione delle azioni degli utenti

Esiste uno schema che riesca a tradurre il dato puro e grezzo in qualcosa di comprensibile all’essere umano?

La risposta è il modello gerarchico DIKW.
Secondo questo schema infatti, il dato codificato che arriva dal sito web attraversa diversi step: viene innanzitutto inserito in un insieme di relazioni, che a loro volta sono incluse in pattern di comportamento da cui estrapolare principi umanamente comprensibili.

Chi ci permette di applicare questo schema alle web analytics per arrivare a capire il comportamento degli utenti? Dei tool appositi.I più famosi sono quelli di Google.

I principali strumenti: lo stack di Google

Se parlare di web analytics a volte è come parlare di Google Analytics, un motivo ci sarà: gli strumenti offerti dal colosso tra i motori di ricerca sono tra i più utilizzati in questo ambito.

La Web Analytics non è una scienza esatta

Ed è bene ricordarlo sempre: non si basa su dati puntuali (ad esempio i report di vendita forniti da un back office), quanto su un campione dati che non rappresenta la totalità ma è altamente rappresentativo.

I vantaggi della Web Analytics, comunque, sono diversi:

Pronto a fare un passo in più? Eccoti le principali metriche a cui puoi dare un’occhiata fin da subito!

Cosa guardare dalle Web Analytics 

Abbiamo detto che ci sono molti parametri che puoi tenere sotto controllo e studiare nel set up della tua strategia, ma ecco tre pilastri che non devono mancare nei tuoi report:

Vuoi passare all’azione?

Chiedere una consulenza ai professionisti che tutti i giorni parlano di dati, analisi, report e strategie è sempre una buona idea. Vieni a conoscerci e parlarci dei tuoi obiettivi di crescita: clicca qui!

Come la digital Transformation cambia le dinamiche settoriali

Quando si parla di digital transformation – ossia del processo di profondo cambiamento portato dalle tecnologie sempre più digitalizzate (ne abbiamo parlato qui) – spesso si tende a fare riferimento solo all’applicazione di queste ultime a processi, modelli di business o organizzazioni già esistenti. In questo articolo ti presentiamo una breve panoramica di quello che sta succedendo in merito alle identità settoriali impattate dalla trasformazione digitale ma, per un ulteriore approfondimento e per consultare tutti i dati, ti rimandiamo al nostro white paper gratuito!

Il mondo Fintech


Uno dei primi settori a vivere un cambiamento “tech”, è stato quello finanziario e assicurativo.
Per “Financial Technology” (Fintech, appunto) intendiamo qualsiasi innovazione tecnologica nell’ambito dei servizi finanziari, con l’obiettivo di rivoluzionare il mondo dei mercati, delle banche tradizionali e delle assicurazioni (qui parliamo di Insurtech). 
In Italia, secondo un’indagine dell’Osservatorio Fintech & Insurtech, sono 11 milioni (circa il 25% della popolazione 18-74 anni) gli utenti che hanno utilizzato almeno un servizio Fintech o Insurtech.  Ma quali sono quelli più apprezzati? La gestione dei sinistri da smartphone, l’attivazione di assicurazioni instantanee, accesso a finanziamenti da smarphone o PC.

E siamo sicuri sia solo l’inizio!


Un capitolo a parte merita il settore delle polizze assicurative auto che, con la digitalizzazione, ha subito una vantaggiosa trasformazione dovuta alla possibilità di personalizzazione del servizio e profilazione.


Non è un segreto che il reparto auto faccia affidamento ai canali online da tempo, portandosi in casa informazioni utili su clienti, attuali o potenziali (basti pensare alla black box!). Sono proprio le informazioni e i dati ricavati a permettere alle compagnie di costruire offerte di prodotti e servizi personalizzate, e di renderle sempre più capaci di rispondere alle esigenze dei clienti. 


Ma non si tratta solo di compra-vendita: anche nei processi, il settore delle polizze si sta digitalizzando per facilitare la gestione del rapporto compagnia – cliente in tutte le sue fasi.
Quali potranno essere gli ulteriori sviluppi in questo ambito? Vi rimandiamo al nostro white paper per saperne di più!


Pagamenti innovativi? Ecco gli smart payment


Ormai molto conosciuti, e apprezzati, gli smart payment sono tutte quelle forme di pagamento innovative che utilizzano diverse tecnologie
Ad oggi, i metodi si diversificano in base a: richiesta di interazioni tra cliente e venditore (Uber); richiesta di autenticazione bio-metrica (ApplePay che fa pagare con l’impronta digitale o riconoscimento facciale); pagamento attraverso i Wearable (Apple Watch).

Quanto peso hanno queste forme di pagamento in Italia, Paese solitamente legato ai metodi tradizionali?

Per prima cosa, ad ognuno va riconosciuto il proprio merito: Internet ha svolto un ruolo significativo nello sviluppo dei pagamenti con carta in Italia, soprattutto per le prepagate.
Nel 2018 si è verificato un significativo incremento nell’utilizzo dei “New Digital Payment”, che rappresentano circa un terzo dei pagamenti digitali con carta per un valore stimato di circa 80 miliardi di euro (+56% rispetto al precedente esercizio). 
La crescita è sostenuta dai Mobile Proximity Payment, che registrano una crescita importante (+650%), con oltre 15,6 milioni di transazioni effettuate in negozio con lo smartphone, per un valore equivalente di 530 milioni di euro. Le persone che utilizzano questa modalità di pagamento sono addirittura raddoppiate rispetto al 2017 !
Come hanno reagito i grandi colossi come ad esempio Apple, Samsung e Amazon a questi numeri? Ne parliamo qui!


FoodTech: un nuovo modo di pensare il settore alimentare


Tra i settori in cui non era facile aspettarsi un impatto tecnologico c’era sicuramente quello alimentare.Invece, anche per queste aziende vale lo stesso principio: la presenza(funzionale!) sul web garantisce un maggiore coinvolgimento dei consumatori e rappresenta un driver dinamico di conoscenza del brand stesso e dei suoi prodotti.
Su quali aspetti il digital impatta di più? Sugli acquisti online (ristorazione commerciale moderna), con un incremento delle vendite; sulla scelta dei prodotti, con comparazione di prezzi e promozioni; sulla comunicazione personalizzata per tempi e modalità, in linea con il target di riferimento.

(Fonte – Analisi settoriale – SMART – Cerved-Databank: “Ristorazione Collettiva” Edizione 2019)


Come si è comportata la Grande Distribuzione Alimentare (GDA) per accogliere il cambiamento digitale?


La maggior parte (Carrefour, Coop, Canova…) ha puntato sulle piattaforme e-commerce stringendo partnership interessanti con brand come Supermercato24 e Glovo per la spesa online con consegna a domicilio. Ad oggi e-commerce e i punti vendita che offrono il clicca e ritira, compresi i drive, sono 830. 
I fattori principali della grande trasformazione digitale per le GDA sono le mutate esigenze dei consumatori, e in particolare il lungo periodo di lockdown legato all’emergenza sanitaria da Covid-19, che ha visto il numero di acquisti online incrementarsi a livello esponenziale. 
Creando, purtroppo, non pochi problemi tecnici-logistici ancora da risolvere!


Healtech: una speranza in divenire.


La Digital Health ha l’obiettivo di aumentare i sistemi digitali sanitari resi disponibili alla popolazione e, in generale, incrementare la sostenibilità economica del sistema sanitario, mettendo sempre al centro il cittadino – e la sua salute!
Un esempio del digitale applicato alla sanità? La telemedicina, attraverso la quale avviene il monitoraggio da remoto dei pazienti.
Il mercato della sanità digitale in Italia nel 2018 è valorizzabile in 1,7 miliardi di euro, in crescita del 4,2% rispetto al precedente esercizio (Fonte: “Il sole 24 ore”).
Per ora, possiamo contare su alcuni strumenti: Il fascicolo sanitario elettronico (FSE); La ricetta sanitaria elettronica e la ricetta veterinaria dematerializzata; La gestione telematica delle liste d’attesa; I servizi territoriali affidati a telemedicina, tele-assistenza e tele-riabilitazione.

Cosa aspettarsi dal futuro? Iniziamo un passo alla volta: magari con la promozione di un percorso di formazione proprio sui temi della digital health per sensibilizzare chi di dovere!


Uno sguardo al Biotech


Dopo aver parlato di healtech, non possiamo non citare il settore delle biotecnologie, ossia quell’ambito dove la tecnologia viene applicata a“sistemi biologici, organismi viventi o derivati di questi, per produrre o modificare prodotti e processi per fini specifici”.
Questo settore in Italia include tutte le aziende attive nello studio, nella sperimentazione e nello sviluppo di tecnologie con diversificati ambiti di applicazione(salute, agricoltura, industria…).
Negli ultimi 3 anni il fatturato delle aziende attive nel settore biotech registra una crescita media annua del 16%, attestandosi nel 2019 a 11,5 miliardi di euro. 

 (Fonte: Assobiotech, “Le imprese biotecnologiche in Italia, aggiornamento 2019”)


Non si smette mai di crescere, cambiare e… imparare


Dopo la nostra panoramica su come stanno cambiando le principali identità settoriali, non possiamo fare altro che continuare ad analizzare, e abbracciare, un cambiamento digitale che è sempre più facilitatore e innovatore del nostro modo di agire e di pensare.
Se ti abbiamo incuriosito e vuoi leggere di più sull’argomento, ti ricordiamo che puoi scaricare il white paper gratuito qui!

Performance marketing: come migliora la tua strategia

Quante volte ti capita di aver paura di investire nella promozione digitale della tua attività perché pensi di non poter controllare, o intervenire, sulle dinamiche costo/risultato e quindi, sprecare il tuo budget? Il performance marketing ti permette di costruire la tua strategia, e migliorarla man mano, scegliendo quali canali utilizzare in base a target, obiettivi e budget, e monitorando costantemente i KPI per capire se stai raggiungendo i risultati prefissati.

In questo articolo ti parleremo brevemente di canali, obiettivi e KPI da interpretare, ma per approfondire maggiormente l’argomento, ti consigliamo di dedicare qualche minuto alla nostra video-pillola!

Obiettivi di performance marketing: facciamo un po’ di chiarezza

Prima di iniziare a “investire” e attendere che i risultati sperati “arrivino”, il performance marketing richiede una buona capacità analitica e una certa dose di auto-consapevolezza.
Per impostare qualsiasi tipo di campagna, è bene:

 

Definire gli obiettivi: stai cercando maggiore visibilità, nuovi contatti, più utenti sul tuo sito?
A seconda di quale tra questi vuoi raggiungere avrai un tipo di campagna diversa: 

 

Definire le leve sulle quali vuoi – e puoi – investire: dall’email marketing all’ADV sui social, a volte avere tante opzioni significa che la scelta stessa si fa molto più difficile!
Di quali leve parliamo?

 

A parte, ma non meno importante, citiamo anche la Landing Page, un abilitatore da usare per tutti i canali visti fino ad ora : uno spazio, il più possibile chiaro, conciso e accattivante, che promuove la tua offerta e raccoglie contatti con form ad hoc.
Tutto questo senza mai perdere di vista a chi ti stai rivolgendo, il target, e ricordando che non esiste una formula magica: il mix di canali da utilizzare per i propri obiettivi può essere ri-modulato ogni volta, anche sulla base delle performance ottenute.

KPI da monitorare: se li conosci (non) li eviti!

Abbiamo detto che una caratteristica importante del performance marketing è la possibilità di controllare l’andamento delle campagne e i risultati ottenuti step by step!
Certo, per sfruttare questa possibilità devi conoscere i Key Performance Indicator, noti con l’acronimo KPI, ossia gli indicatori di performance che ci aiutano a capire se la strategia sta funzionando. Ecco quali devi sapere interpretare:

 

Per aiutarti a vedere come, nel concreto, si applicano questi KPI, nella nostra video-pillola troverai alcuni utili esempi!

E ora… non farti spaventare dal cambiamento

Forse il performance marketing, con tutti i suoi canali, obiettivi e KPI da monitorare, non è la soluzione a cui hai sempre fatto ricorso per promuovere la tua attività.

Ma il punto è proprio questo: adattarti ai cambiamenti trovando sempre nuovi strumenti per migliorare le tue strategie e aiutare il tuo business a diventare più competitivo.

Tentare territori inesplorati per vedere quali panorami, forse, stai rischiando di perderti.
Certo, una guida fa sempre bene: per questo ti ricordiamo che se vuoi approfondire ulteriormente questo articolo, e vedere anche dei pratici esercizi, ti basta cliccare qui !

Impatti della quarantena sulle campagne ads

Crisi sanitaria: i settori in salita e in discesa

Come già visto parlando di SEO e search intent in quarantena, i cambiamenti della quotidianità hanno impattato sul modo di acquistare e di scegliere dell’utente. Per capire quale impatto abbia avuto il Covid-19 sulle campagne a pagamento è necessario valutare tutte le metriche legate agli ads, come CPC, numero di ricerche, CTR e CR.

Facile immaginare che uno dei settori più “premiati” dal periodo sia stato quello medico-farmaceutico, insieme a quello della cura personale, per la necessità degli utenti non solo di informarsi sulla pandemia ma anche di acquistare prodotti di prevenzione e dispositivi di protezione personale.

Ma non solo: un business che ha avuto un incremento impressionante è stato anche quello dei media on-demand (+ 102% di CR): rimanendo a casa, gli utenti hanno trovato nelle piattaforme di intrattenimento un’ottima via per passare il tempo. Alcuni media leader di settore hanno permesso l’accesso gratuiti a intere sezioni di contenuti della propria piattaforma, con ottimi ritorni d’immagine e ottenendo anche abbonamenti aggiuntivi a contenuti premium o post-emergenza.

Molto positivo il fatto che anche gli ambiti charity e no-profit abbiano registrato aumenti notevoli dei tassi di conversione su rete di ricerca (+20%): le persone, colpite dallo stato di emergenza generale, hanno sentito il bisogno di dare il proprio supporto attivandosi con donazioni e raccolte fondi.

Purtroppo, c’è anche un rovescio della medaglia, i settori che hanno patito maggiormente la crisi: in primis, l’immobiliare, che ha mantenuto piuttosto stabili i livelli di traffico, con un crollo però totale delle conversioni, a riprova del fatto che chi cercava una casa ha continuato a informarsi senza però – ovviamente – poter procedere alla visita né tantomeno all’acquisto. Proprio per questo diverse realtà del PropTech si stanno attivando per digitalizzare ulteriormente questi processi, come il nostro progetto Cerved Bee The City.

Altro ambito che ha subito una forte battuta d’arresto è quello dell’automotive, che ha registrato un calo molto importante (-30% nel CR).

Il mondo education ha sentito l’esigenza di trasformarsi, adottando soluzioni di e-learning e lezioni virtuali: chi ha saputo fare questo in maniera tempestiva è riuscito a contenere i danni, mentre accademie e business school che non erano pronte al passaggio al digitale sono state costrette a fermarsi.

Infine, i business colpiti in maniera drammatica dall’emergenza coronavirus sono stati il travel e la ristorazione.

 

Analisi sui clienti: evidenze sulle nostre campagne

Prendendo come periodo di analisi Marzo-Aprile 2020 e confrontando con lo stesso periodo dell’anno precedente, abbiamo raccolto evidenze significative sulle campagne SEA attive per alcuni nostri clienti.

Clienti dell’ambito beauty e fitness hanno registrato rendimenti record, con aumenti anche del 300% nelle vendite, tanto da rendere difficile la logistica. Per il comparto education, dopo la flessione di marzo, c’è stata la partenza in forza per alcuni nostri clienti dell’e-learning, con un aumento di circa il 10% del CR, soprattutto in Svizzera.

Gli e-commerce, in generale, hanno avuto forti aumenti, in particolare per quanto riguarda gli ads su Amazon, agli occhi dell’utente sempre sinonimo di una logistica sicura sia in termini di consegna che di sanificazione del prodotto.

Come si è comportato Google: norme sugli annunci

Google non ha permesso la speculazione da parte degli inserzionisti, di fatto bloccando la possibilità di comprare termini di ricerca direttamente legati al Covid e alla pandemia: una presa di posizione forte ed etica di Big G, che ha vietato tutti i contenuti che speculativi o privi di sensibilità in materia di pandemia.

Il coronavirus ha impattato, quindi, parecchio sulle norme pubblicitarie in essere per Google Ads. Ad esempio, è stata limitata la vendita di mascherine, in un momento in cui erano vitali per gli operatori sanitari; sono stati ammessi annunci a tema Covid solo da parte di organizzazioni governative, fornitori di servizi sanitari e altre fonti verificate. Inoltre, a garanzia della privacy degli utenti, sono stati vietati i targeting per pubblico su argomenti legati al coronavirus.

In più, Google ha voluto fornire un supporto concreto alle PMI, donando un credito di 340 milioni di dollari in tutto il mondo: questo credito può essere utilizzato all’interno del proprio account pubblicitario entro il 31 dicembre 2020, basta essere considerata un’azienda idonea, cioè che abbia effettuato spese con un account Google Ads in dieci mesi su dodici durante il 2019 e a gennaio e/o febbraio del 2020.

Anche i Social Media si sono adeguati, dimostrando sensibilità in periodo di pandemia: Facebook, ad esempio, ha messo un forte freno alle fake news legate al Covid-19 e ha bloccato sponsorizzazioni e messaggi ingannevoli su prodotti sensibili del momento, come mascherine e disinfettanti.

Coronavirus: gli impatti in SERP

Come hanno reagito gli utenti: le ricerche “a casa”

Ci sono state diverse fasi di elaborazione dell’epidemia da coronavirus, che si sono riflesse fortemente sulla tipologia di ricerche effettuate in Rete e ha avuto impatti in SERP.
Inizialmente, nelle primissime settimane di maggiore paura e incertezza, c’è stata un’impennata rispetto all’utilizzo di tutte quelle parole chiave informazionali, legate strettamente al virus in sé. Gli intenti di ricerca spaziavano dal come difendersi e proteggersi, quali DPI utilizzare e come, cosa dicevano i decreti appena emanati, quali sintomi tenere sotto controllo e quali attività era possibile fare.
Successivamente, quando il virus è diventato una presenza più “nota”, così come le varie direttive per contenerne la diffusione, il focus delle ricerche online si è spostato sulla quotidianità: perché sicuramente il lockdown ha inciso profondamente sulla vita di tutti i giorni, sia personale che lavorativa.
Via libera, quindi, a parole chiave legate a come trasformare le proprie attività fuori casa in attività “a casa”: proprio questo suffisso ha allungato la coda lunga di molte keyword, dalla palestra allo yoga, dal preparare il pane a come allestire una postazione efficace per lo smart working.
E non solo: per chi non poteva proseguire con continuità la propria attività lavorativa, lo scopo primario delle ricerche era capire come passare il tempo in quarantena, con il moltiplicarsi delle ricerche transazionali – cioè volte all’acquisto – di puzzle e giochi di società, per non parlare delle piscine da giardino con i primi caldi o dei passatempi per i bambini costretti a non andare a scuola.

 

Come hanno reagito le aziende: il paradosso delle troppe richieste

Volendo semplificare, possiamo dire che le aziende italiane hanno reagito sostanzialmente in 3 modi diversi alla pandemia.


È su questo terzo punto che invitiamo a brand a riflettere: curare la propria strategia digitale è qualcosa di essenziale in ogni momento, perché non è dato sapere quando potrà esserci un picco. Meglio farsi trovare preparati: scopri le variazioni del tuo settore e prendi consapevolezza della tua visibilità sui motori di ricerca.

Il nuovo progetto Cerved a sostegno delle aziende italiane: vantaggi esclusivi per affrontare nuove sfide

Ti chiediamo infatti di partecipare a un questionario di ricerca e condividere le tue esperienze e aspettative di business in merito alla crisi indotta dall’emergenza sanitaria. 
Ti abbiamo parlato di vantaggi, giusto? 
Bene, già solo condividendo questa esperienza con noi, puoi ottenere un importante assaggio:

 

Ed è solo l’inizio!
Al termine del questionario, ti chiederemo di dirci cosa ne pensi di un nuovo progetto che abbiamo in serbo per te!

Sei dei nostri?

Se vuoi partecipare alla nostra iniziativa e raccontarci le tue esperienze e aspettative di business in merito alla crisi indotta dall’emergenza sanitaria, scrivici a questo indirizzo: surveyCG@cerved.com.
Ti invieremo il link per compilarlo e, poi, avrai accesso ai primi vantaggi esclusivi di cui ti abbiamo parlato.

 

Speriamo tu voglia iniziare con noi questa nuova avventura!

Lead generation e Marketing Conversazionale: i vantaggi

È impossibile parlare di campagne digitali senza parlare di obiettivi finali. Questo perché ogni campagna che si rispetti si chiude con una valutazione delle performance, dei risultati raggiunti in base a ciò che ci si era prefissati all’inizio.
Oggi andiamo nello specifico, concentrandoci su una tipologia di campagna in particolare: quella di Lead Generation. Nell’articolo troverai una breve panoramica sugli obiettivi e su come questi si sposino nella logica conversazionale che caratterizza sempre più il marketing, ma ti invitiamo ad approfondire l’argomento guardando il nostro video.

Back to basics: parliamo di lead 

Partiamo da una considerazione importante: in generale, tutti gli obiettivi – brand awareness, traffic, lead generation, sales… – hanno impatti positivi sul brand, e nessun obiettivo esclude l’altro (per un rapido ripasso, c’è un interessante preambolo nel video).
Ora, quali sono gli obiettivi di lead generation?
Generare lead ossia acquisire nuovi contatti interessanti al nostro brand. La lead è, appunto, da intendersi come un utente che ha manifestato interesse compiendo un’azione, come quella di compilare un form lasciando i propri dati.
Questo implica un passo in più: guadagnare la loro fiducia nel tempo, perché i nuovi utenti scelgano il nostro servizio, o prodotto, e continuino a farlo.

Attrezzi del mestiere: Lead Magnet e Landing Page

Quali strumenti o best practice possono rivelarsi un concreto supporto nella definizione, e nell’attuarsi, della campagna di lead generation?
Lead Magnet : un contenuto o un incentivo che utilizziamo con lo scopo di attirare l’attenzione dell’utente affinché ci lasci i suoi contatti – e per questo ideale nelle campagne finalizzate al database building. Esempi di Lead Magnet? Coupon sconto, ebook, video tutorial, report…
Landing Page: la pagina di atterraggio che predisponiamo ad hoc per ottimizzare le conversioni. Attenzione però: per essere davvero performante, bisogna prestare attenzione ad alcuni elementi chiave – obiettivi, contenuti, copy, cta, design. Vi diamo alcuni consigli molto pratici nella video pillola!

Lead generation e Marketing Conversazionale: un matrimonio felice

Un nuovo modello di marketing basato sulla logica del dialogo e dell’avvicinamento brand – utente, con uno scambio bi-direzionale: è lui, il Marketing Conversazionale.
Utilizza strumenti per interagire con l’utente con lo scopo di raccogliere commenti, idee, ma anche quello di consolidare il rapporto, renderlo più umano
Non è una sorpresa che i canali prediletti siano social media, blog, SMS, email marketing e che in generale il marketing conversazionale si integri bene con il mobile, che, fra l’altro, sta prendendo il sopravvento rispetto al desktop in termini di fruizione di contenuti (le aziende stanno investendo in questa direzione).
Ma sapevate che questi stessi strumenti possono essere utilizzati in ottica di lead generation grazie a tecnologie di intelligenza artificiale e al machine learning?
Pensate ai chatbot. Pensate alla possibilità di rispondere a quesiti contingenti in tempo reale e ai vantaggi dell’automazione nel rapporto con l’utente e nella profilazione dell’audience, e poi immaginate di applicare questo meccanismo all’obiettivo di generare nuovi contatti.
Possiamo affermare che, la disponibilità di dati e la capacità di elaborarli da un lato e la disponibilità di tecnologie di intelligenza artificiale (chatbot) dall’altro, trasformano il marketing conversazionale in uno strumento di performance marketing molto potente.
Da semplice e pura assistenza rivolta ai clienti già acquisiti, questa tipologia di strumenti sposta il focus su un dialogo verso i prospect e quindi potenziali nuovi clienti. 
Bene, ma quali sono i vantaggi di una campagna di lead generation integrata da strategie di marketing conversazionale?

Nuove strade per ottimizzare la lead generation

Marketing conversazionale, lead generation, performance marketing. 
Attualmente sono strade che ci portano a ottimizzare le nostre strategie e, senza dubbio, a creare un rapporto più umano, preferibilmente di lunga durata, con il nostro utente.
Per approfondire tutti i vantaggi delle campagne di lead e di questo nuovo approccio, vi rimandiamo alla video-pillola e vi diamo appuntamento alla prossima puntata!

La cultura del cambiamento, tra smart working e nuova normalità

Lavorare in team nella Fase 3

Durante la fase di lockdown abbiamo dovuto ripensare a come lavorare in team da remoto, plasmando le nostre attività sul particolare contesto e sugli strumenti tecnologici che avevamo a disposizione. Ma cosa succederà ora, con il progressivo allentamento delle misure del distanziamento sociale e l’incremento esponenziale di nuove situazioni ibride tra lavoro in sede e smart working?

Ad esempio, ci troveremo sempre più spesso a dover discutere di questioni strategiche e trovare soluzioni con team multidisciplinari e divisi tra presenza in ufficio e smart working; se durante il lockdown è stato “facile”, ritrovandoci tutti nella stessa situazione, ora dovremo trovare un nuovo equilibrio che permetta a tutte le persone di sentirsi egualmente ingaggiate, nonostante le diverse dinamiche di interazione che si sviluppano quando si è faccia a faccia oppure mediati da uno schermo.

I principi dai quali ripartire

Quando la complessità aumenta e la posta in gioco è alta come sta succedendo ora all’interno delle aziende e nei team di lavoro, il rischio è quello di reagire in modo scomposto pur di essere rapidi nella risposta ai cambiamenti del contesto.

 

Per evitare di perdere la rotta in questa “nuova normalità” del lavoro di team che ci si prospetta e definirne nuove regole e pratiche, è indispensabile codificare la situazione in maniera lucida e globale, e poggiare sulle solide fondamenta di una cultura aziendale fatta di principi condivisi e interiorizzati dalle persone.

 

Ne abbiamo qui raccolti alcuni, che possono essere un’essenziale bussola in questo momento di tempesta improvvisa.

1. Mettere al centro le persone

Sia di consumo o lavorativa, la migliore esperienza è sempre quella progettata a misura d’uomo, con empatia e un approccio inclusivo.
Per mantenere il team positivo e determinato anche a distanza, è importante evitare situazioni di incertezza e stress, ascoltandone i bisogni e valorizzandone i punti di forza.

2. Comprendere il cambiamento di contesto in maniera olistica

Per comprendere un contesto che cambia, è necessario analizzarne tutti gli aspetti, considerando non solo pratiche e strumenti, ma anche lo spazio fisico e/o virtuale all’interno del quale questi vengono utilizzati.
Questo è il momento per ripensare globalmente agli spazi dell’interazione dei team, rimodellando gli uffici per garantire aree sicure e attrezzate per questo scopo e, parallelamente, rendendo sempre più “umana” la comunicazione digitale.

Per comprendere un contesto che cambia, è necessario analizzarne tutti gli aspetti.

3. Utilizzare strumenti facili, con regole definite

Per garantire al team interazioni di valore, è importante creare un contesto spontaneo e democratico, che permetta al tempo stesso di mantenere alti la concentrazione il coinvolgimento delle persone.
Per gli appuntamenti dei team in situazioni ibride dal vivo/da remoto, possiamo ad esempio abbandonare telefono e video call frontali, in favore di piattaforme di visual collaboration (come Miro o Mural) che offrono uno spazio virtuale dove le persone possono interagire in tempo reale con post-it virtuali, scrivendo, disegnando, esprimendo opinioni e proponendo idee.

4. Non lasciare niente al caso, ma essere pronti a cambiare

Per permettere ai team di produrre soluzioni di valore, le attività, i tempi e gli obiettivi dei momenti di incontro devono essere attentamente progettati, ma mantenendo la capacità di cogliere i segnali e stracciare i piani per assecondare le situazioni che possono nascere spontaneamente dall’interazione tra le persone.
Grazie agli strumenti di visual collaboration, anche da remoto un workshop organizzato con attività di Design Thinking è sempre preferibile a una caotica riunione, ma anche dalla discussione e dal brainstorming possono nascere idee di valore.

5. Progettare attività chiare, con obiettivi semplici

Seneca diceva “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”: per essere efficaci e diminuire il senso di frustrazione che può emergere nei momenti topici, il team di progetto deve sapere cosa sta facendo e perché, a medio-lungo termine come a brevissimo (il prossimo meeting, la prossima consegna).
L’efficacia di workshop deriva dall’utilizzo di canvas e template progettati ad hoc per attività finalizzate ad affrontare problemi complessi in maniera graduale e ordinata: è così che le soluzioni possono emergere in modo condiviso e consapevole.

Il cambiamento è un mindset da coltivare

Se la pandemia ci ha dimostrato con violenza come il contesto in cui ci muoviamo è in continua evoluzione e può stravolgere quello che davamo per scontato senza preavviso, ci ha anche ricordato che per sopravvivere e crescere, le aziende non devono solo essere in grado di rispondere in modo reattivo agli ostacoli, ma essere naturalmente pronte ad evolversi.

Le basi su cui costruire il cambiamento non possono infatti essere improvvisate in un momento di emergenza: un’organizzazione è infatti tanto più resiliente quanto più le persone che la costituiscono ne condividono davvero la cultura e il mindset.

Solo arricchendo di valore e mettendo in pratica quotidianamente i principi fondamentali che costituiscono la cultura di un’azienda è possibile affrontare il cambiamento in modo efficace, rimodellando in modo naturale e senza strappi processi, strumenti e framework, da applicare alla giornata in smart working.

Trasformazione digitale: l’opportunità di cambiare

Nel contesto di emergenza legato al Covid-19 le aziende hanno dovuto accettare una grande sfida: dialogare con clienti e consumatori attraverso il digitale e affrontare la sfida della trasformazione digitale.

 

Per chi ci aveva visto lungo, niente di nuovo. Il cambiamento in ottica “digitale” è una sfida in atto da alcuni anni, ma tutta in divenire: secondo International Data Corporation, ci porterà nel 2023 ad una spesa in tecnologie e servizi per la Digital Transformation fino a 2,3 trilioni di dollari. 

 

Semplificazione, potenziamento dei processi aziendali, Digital Enabler: tenete a mente queste parole chiave, perché sono quelle sulle quali ci focalizzeremo in questo articolo e le stesse che guidano l’approfondimento sul nostro white paper!

In un mondo che cambia, cambia anche il tuo business

Inutile negarlo. Oggi il digital è considerato il principale driver di crescita e trasformazione dell’economia e le tecnologie digitali sono viste come un’opportunità per innovare prodotti, servizi e modelli di business.

 

La trasformazione digitale coinvolge sempre più settori come la produzione industriale, servizi, commercio, e i vantaggi non si fanno attendere: l’efficienza e l’operatività migliorano a fronte di una riduzione di costi
Sono sei, i pilastri su cui si basa il nuovo concetto di Digital Transformation:

 
Investire in questa direzione significa non solo cambiare metodo, ma dare una svolta anche al proprio modo di pensare il business. 

Digital Enabler: le leve per agevolare il business del futuro

Investire in cosa, esattamente?
In nuove tecnologie per generare strumenti che davvero, nel quotidiano, possono semplificare e potenziare il contesto economico e sociale.

 

I Digital Enabler, appunto, ovvero le leve abilitanti le strategie e i progetti di trasformazione tutti i settori economici.

 

Ma quali leve rientrano nella definizione di “Digital Enabler”?
Un breve glossario sugli abilitatori digitali

 

Ecco, in breve, i principali Digital Enabler sui quali si fonda la crescita delle aziende nel 21° secolo.

 

 

E ancora si potrebbe parlare di Cloud Computing, Wearable, Realtà Aumentata, E-commerce, Equity Crowfonded, Smart Payment…
Sul white paper  che abbiamo preparato, trovate una panoramica più articolata, e analitica, rispetto a tutti i Digital Enabler sul mercato e alle opportunità che offrono.

Digital Transformation: Challenge Accepted!

Come per tutti i grandi cambiamenti, aspettare che “accadano” e seguire la corrente significa non sfruttare davvero le opportunità che portano con sé. 
Quella della trasformazione digitale è un’evoluzione che sta già avvenendo ed è necessario per le imprese adeguarsi, cambiare, per rimanere competitivi sul mercato.
Ma si può fare solo con la consapevolezza di dover ripensare le proprie strategie di business, ridefinire gli obiettivi, investire in nuove tecnologie, specifiche per il proprio settore. 
E accettare la sfida.

I nostri contenuti per la crescita

Cerved Academy “Solidarietà digitale” è nato dall’impegno dei player Cerved per aiutare aziende e sistema Paese a superare questo momento di crisi, fornendo contenuti di approfondimento sulle dinamiche digital emergenti. Nel progetto vengono analizzati tutti gli asset digitali che le imprese possono adottare per migliorare il proprio posizionamento online e l’efficacia del proprio business.

Dalle parole ai fatti…
L’idea progettuale si è tradotta in un sito in cui ogni settimana vengono pubblicati nuovi studi, webinar, insight previsionali, how to, best practice e tutti gli elementi utili a conoscere, affrontare e superare questo periodo complesso. I contributi offrono il nostro know how rispetto al miglioramento della visibilità online, per capire come comunicare al meglio e essere competitivi sul mercato di riferimento.

ESPLORA IL DIGITAL

Semplificazione e potenziamento dei processi aziendali sono le parole chiave della Digital transformation. Ma come approcciare l’evoluzione in atto per le imprese?
In due white paper abbiamo raccolto tutto ciò che devi sapere sul cambiamento che sta coinvolgendo le aziende italiane e su come puoi affrontarlo. Nel primo white paper, già online, parliamo delle leve che abilitano le strategie di trasformazione e entriamo nel vivo dei progetti di trasformazione digitale in tutti i settori socio-economici. Nel secondo, invece, ci focalizziamo sulle modalità in cui i diversi settori, le diverse funzioni aziendali e i cittadini stessi, fronteggiano la trasformazione e ti mostriamo come il discorso sui “processi” sia diventato fondamentale, accanto a quello tecnologico.

FATTI TROVARE ONLINE!

Posizionarsi online e attrarre prospect in target con il proprio business è un gioco da professionisti e aiuta a rendere più efficaci le strategie di conversione. 
Ecco perché abbiamo pensato di trasmetterti i principi base della search engine optimization (SEO) e della conversion rate optimization (CRO) così da creare un bagaglio comune di conoscenze da applicare. Cosa mettiamo in questo bagaglio?
Condivideremo diversi video a partire dai Principi della Keyword Research, per arrivare poi alla realizzazione di contenuti strutturati per il web a cui abbiamo voluto aggiungere un webinar più strategico sull’intento di ricerca dell’utente, perché è da qui che parte ogni lavoro di ottimizzazione. 
Puoi guardarlo registrandoti liberamente qui.

COMUNICA MEGLIO CHE PUOI

Abbiamo previsto anche una parte dedicata al performance marketing, una disciplina data-driven dalla quale si ottengono risultati tangibili: si tratta di un advertising strettamente legato al raggiungimento di obiettivi, puntuali e misurabili, con un focus attento ai target specifici e mirati in ottica di conversione
Il percorso formativo è pensato su 3 videolezioni da 20 minuti ciascuna: dalle nozioni di Performance marketing, alla descrizione del channel mix di una campagna fino ai principi di misurazione degli obiettivi, sulla base dei KPI prefissati.

MIGLIORA I PROCESSI AZIENDALI

Il nostro Paese vive un momento straordinario che sta mettendo in discussione il modo in cui abbiamo sempre lavorato e ci spinge a trovare nuove soluzioni
Grazie alla nostra esperienza di full-Agile, capiremo insieme come rendere davvero smart il lavoro del team da remoto ed essere… distanti ma agili!
Nella sezione dedicata condivideremo suggerimenti semplici ed efficaci, attraverso una serie di video-pillole che spiegano come gestire una Retrospettiva, per confrontarsi con il team su progetti e attività in modo ottimale
Non solo: ti parleremo anche della Kanban board, uno strumento utile per organizzare al meglio le fasi di progetto e le persone coinvolte. 

Salva tra i preferiti il sito di Solidarietà Digitale e scopri, di settimana in settimana, i nuovi contenuti di approfondimento. Se, oltre al digital marketing, sei interessato anche a capire come gestire il rischio di impresa in questo periodo, sei nel posto giusto: la piattaforma prevede una parte dedicata a tutte queste tematiche, con lo scopo di darti informazioni e strumenti utili per tutelare la tua realtà.
Pensiamo che ci sia spazio per migliorare e formarsi anche in questo momento di crisi. Allora perché non farlo insieme?