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Coronavirus: gli impatti in SERP

Come sono cambiate le ricerche degli utenti durante il lockdown? E come sono riuscite le aziende ad adattarsi a queste nuove esigenze, emerse fortemente nella vita delle persone e riflesse nelle query fatte online? Abbiamo analizzato gli impatti in SERP da lockdown e la reazione di diversi marchi – anche di grandi dimensioni – per comprendere quanto il mondo digitale sia stato scosso dalla pandemia.

Come hanno reagito gli utenti: le ricerche “a casa”

Ci sono state diverse fasi di elaborazione dell’epidemia da coronavirus, che si sono riflesse fortemente sulla tipologia di ricerche effettuate in Rete e ha avuto impatti in SERP.
Inizialmente, nelle primissime settimane di maggiore paura e incertezza, c’è stata un’impennata rispetto all’utilizzo di tutte quelle parole chiave informazionali, legate strettamente al virus in sé. Gli intenti di ricerca spaziavano dal come difendersi e proteggersi, quali DPI utilizzare e come, cosa dicevano i decreti appena emanati, quali sintomi tenere sotto controllo e quali attività era possibile fare.
Successivamente, quando il virus è diventato una presenza più “nota”, così come le varie direttive per contenerne la diffusione, il focus delle ricerche online si è spostato sulla quotidianità: perché sicuramente il lockdown ha inciso profondamente sulla vita di tutti i giorni, sia personale che lavorativa.
Via libera, quindi, a parole chiave legate a come trasformare le proprie attività fuori casa in attività “a casa”: proprio questo suffisso ha allungato la coda lunga di molte keyword, dalla palestra allo yoga, dal preparare il pane a come allestire una postazione efficace per lo smart working.
E non solo: per chi non poteva proseguire con continuità la propria attività lavorativa, lo scopo primario delle ricerche era capire come passare il tempo in quarantena, con il moltiplicarsi delle ricerche transazionali – cioè volte all’acquisto – di puzzle e giochi di società, per non parlare delle piscine da giardino con i primi caldi o dei passatempi per i bambini costretti a non andare a scuola.

 

Come hanno reagito le aziende: il paradosso delle troppe richieste

Volendo semplificare, possiamo dire che le aziende italiane hanno reagito sostanzialmente in 3 modi diversi alla pandemia.

  • Ci sono stati settori che, purtroppo, non hanno potuto operare per nulla e, per forza di cose, si sono visti costretti a fermare completamente le attività per mesi, come il travel ad esempio;
  • Ci sono state aziende che hanno saputo adattarsi molto bene alla situazione, facilitate dal fatto di avere già e-commerce e reti di distribuzione efficaci, e che quindi hanno visto fiorire il proprio business;
  • Il terzo caso è il più paradossale: parliamo di quelle aziende che, a fronte di un’impennata di richieste per i propri prodotti, si sono trovate a non saper gestire nel modo adeguato il customer journey oppure a riscontrare grosse falle logistiche, di magazzino o di spedizione, perdendo quindi enormi opportunità di business.


È su questo terzo punto che invitiamo a brand a riflettere: curare la propria strategia digitale è qualcosa di essenziale in ogni momento, perché non è dato sapere quando potrà esserci un picco. Meglio farsi trovare preparati: scopri le variazioni del tuo settore e prendi consapevolezza della tua visibilità sui motori di ricerca.

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